Alcune note :

Benvenuti nel sito di Pino Gadaleta. L' obiettivo del sito e' quello tra l' altro di avere informazioni sul ceppo Gadaleta e di passare ai posteri alcune informazioni in mio possesso, dopo accurate analisi di ricerca sulla storia del medioevo in Puglia e in particolar modo nella Provincia di Bari, la mia citta' ........

Tutto qui. Spero di aver fatto un buon lavoro (non ancora finito ...).

Commenti sono ben accetti.

 

 

 

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militare_01 Giovanna, figura controversa, sensibile e femminile, ma altrettanto determinata nel mantenere il suo potere politico, per ragioni di stato, sacrifica ogni esigenza sentimentale per le nozze con Ludovico di Taranto. Le si attribuiscono avventure ed amanti, ma era probabilmente una donna che viveva sola, senza figli e senza eredi; una donna nella solitudine, nello splendore e nella miseria della sua Corte, circondata solo da una fedele nana, Agnessina, da tre servi tartari e da un bianco pappagallo. A lei tocca il merito di aver indotto il Boccaccio a scrivere, con il De Claris Mulieribus, la prima storia "al femminile".

Maria d'Angiò si vendica del suo stupratore ricambiando violenza con violenza, per riacquistare la sua libertà, che è vero libertà di donna, ma anche libertà politica, perché anche lei aspira a fare del suo matrimonio un "evento politico", per contrastare la sorella. Si sposa, alla fine, con Filippo di Taranto, dopo aver tentato di unirsi a Luigi d'Ungheria, l'uccisore del suo primo marito, pur di contrastare in ogni modo l'autorità di Giovanna. Il matrimonio di Maria si rileva infelice. Dall'unione con il principe-cugino nascono solo piccoli gibbosi, figli malaticci che muoiono prematuramente contribuendo, così, a spegnere ogni possibilità di successione al regno per il ramo dei tarantini. Più poliedriche e complesse le vicende delle donne-madri, che hanno in comune il loro stato vedovile.

L'esemplare Giovannella di Altamura, che si sacrifica in tutti i modi per assicurare ai suoi figli feudi e prestigio, non lesinando le sue risorse finanziare pur di sostenerli. Instancabile nel suo impegno per ottenere la libertà dei figli prigionieri dell'Angioino, sollecitando l'intervento della regina Sancia, del vicario del regno e dello stesso pontefice.

La regina ungherese Elisabetta non esita a dar fondo ai suoi averi, pur di sostenere la causa del figlio.

La ex lavandaia Filippa la Catanese, ascesa miracolosamente ai livelli più alti della Corte, tenta di fare sposo della regina il figlio Roberto de Cabanni. Ma, a differenza di Giovannella e di Elisabetta, accetta di diventare uno strumento nelle mani della Corte, sino a scegliere la complicità nell'assassinio.

L'ineffabile imperatrice Caterina di Courtenay, regista dell'omicidio della sua rivale, Agnese di Périgord, e stratega indiscussa nel complotto dell'assassinio di Andrea, sceglie la strada del sangue pur di assicurare il successo della sua dinastia. Non esita un istante ad indossare le vesti di guerriera, ponendosi alla testa di un drappello di soldati, per annullare la pericolosa testimonianza dei suoi complici. Tutto il suo luttuoso impegno si rivelerà vano, effimero, e i suoi avversari, i durazzeschi, alla fine prevarranno, seppure per poco.

Figure eroiche ed anonime, le donne del popolo, costrette a subire gli stupri degli eserciti invasori. Le ragazze della piccola nobiltà sacrificate dalla logica deprimente del contrattualismo matrimoniale. L'insignificante Alessandra, povera e innocente meretrice di una piccola città agricola e pastorale, giustiziata sul rogo come oggetto di rivalsa politica tra le fazioni paesane in lotta.

Se da un lato è manifesto il tentativo di emancipazione della donna, almeno di quella ricca e potente, dall'altra si intravede un mondo di completa subordinazione femminile. Se da un lato c'è la trasgressione, quale può considerarsi l'adulterio sistematico, come ribellione allo stato inferiore della donna, dall'altro c'è la celebrazione dell'amore, come in Matilde di Hinault, che tenta una fuga dal matrimonio, al quale è stata costretta, per amare, senza riuscirvi, il suo eroico cavaliere Ugo de La Palisse.
E di mezzo c'è la grande tragedia della peste che, certamente, influisce sui comportamenti, sugli schemi tradizionali della vita e del sesso, perché la procreazione diventa esigenza primaria ai fini del riequilibrio demografico.

Tutti gli avvenimenti del regno napoletano sono scanditi coi tempi di queste donne: sono loro che gestiscono il potere e segnano la tragedia e il declino della dinastia angioina.
In questa vicenda gli uomini, volenti o nolenti, sono solo semplici attori.

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Copyright(c) . Created: Saturday 4 August 2001 Updated: Saturday 7 July 2007 at 20.05.32