Alcune note :

Benvenuti nel sito di Pino Gadaleta. L' obiettivo del sito e' quello tra l' altro di avere informazioni sul ceppo Gadaleta e di passare ai posteri alcune informazioni in mio possesso, dopo accurate analisi di ricerca sulla storia del medioevo in Puglia e in particolar modo nella Provincia di Bari, la mia citta' ........

Tutto qui. Spero di aver fatto un buon lavoro (non ancora finito ...).

Commenti sono ben accetti.

 

 

 

pipino_capitolo_5

 

militare_01 Le vicende della Corte, le guerre dei cavalieri, le ripicche, i tradimenti, interessavano pochissimo la stragrande maggioranza della popolazione. Il regno era precipitato in una diffusa e totale miseria per una carestia che aveva colpito tutta la Penisola, divenuta un luogo dove gli uomini furono costretti a cibarsi di "quelle cose che ripugnano alla natura umana".

A Napoli, il popolo non era più in grado di pagare le esose gabelle; i cittadini erano al limite della sopravvivenza; rapine, persecuzioni, processi sommari e.torture erano all'ordine del giorno. Gli uffici pubblici erano sbarrati, i tribunali chiusi per settimane, il commercio e le comunicazioni coi paesi vicini rimanevano insicuri a causa dello scorrazzare di predoni e briganti.
Un estremo tentativo di Giovanna per riportare la tranquillità non ebbe risultati, nonostante l'ordine di radere al suolo le case dei delinquenti e dei facinorosi. Sul piano politico la sovrana concesse al popolo l'elezione dei propri rappresentanti in un Consiglio di maestri o "capi d'arti".

La notizia della vittoria di Giovanni Pipino su Cola di Rienzo fu accolta con sollievo dalla Corte di Castel Movo, ma servì solo ad accelerare la marcia di Luigi di Ungheria, giunto, a dicembre, alle porte di Napoli.
Il 14 gennaio del 1348, Giovanna I, nuovamente incinta, comprese che la sua posizione era ormai compromessa. Riunì i baroni a lei fedeli che le consigliarono di rifugiarsi nei suoi feudi provenzali per porsi sotto la protezione papale. Si separò dal figlio avuto con Andrea affinchè fosse affidato allo zio invasore e, nel silenzio di una notte illuminata solo dalla luna, s'imbarcò alla volta di Marsiglia, con pochi averi e accompagnata dal suo fedele cavaliere, Enrico Caracciolo. Una volta sbarcata sul suolo della Provenza, la giovane regina non ebbe accoglienze trionfali, ma fu obbligata a soggiornare presso un castello per più di un mese, prima che il papa l'ammettesse in udienza, e il suo accompagnatore, Enrico Caracciolo fu, addirittura, imprigionato.

Il re consorte, Ludovico, tentò una estrema difesa a Capua, ma accorgendosi di disporre di forze decisamente inferiori al nemico, con il suo consigliere e tutore Niccolò Acciaioli, preferì, con un viaggio avventuroso, seguire l'esempio della moglie.
I principi cugini tarantini e durazzeschi si recarono ad Aversa per rendere omaggio all'invasore Luigi di Ungheria, ormai sicuro vincitore.
L'Ungherese accolse i nobili napoletani con grande cortesia, cenò e giocò allegramente con loro. La mattina dopo, giunto nei pressi del convento di San Pietro la Maiella, chiese a Roberto di Durazzo se sapeva indicargli la finestra a cui era stato appeso il corpo del fratello Andrea. Roberto gli rispose che ignorava la circostanza e Luigi, adirato, gli rispose:

"Traditore e complice tu fosti della morte di Andrea, tuo signore e mio fratello, e ti adoperasti alla Corte del papa presso tuo zio cardinale Talleyrand, per impedire la sua incoronazione! Tu ti recasti ostilmente in Aquila per impedirmi il passaggio; tu con frodi ed inganni ti facesti dispensare dal papa per sposare Maria, mentre per testamento di re Roberto era stata a me promessa e questo con la mira di succedere al trono non appena morto Andrea e della regina di lui consorte; questo non potrai negare, perché qui è la lettera con il tuo sigillo e indirizzato a Carlo d'Artois con cui annunciavi il regicidio...; ora è giusto che tu muoia, ove facesti morire mio fratello".

Roberto fu decapitato, ma non fu solo una crudele vendetta. Sopprimendolo, Luigi eliminava uno dei più pericolosi pretendenti al trono napoletano; il gesto, però, lo rese politicamente impopolare tra i signori italiani e i regnanti d'Europa. Gli altri principi angioini furono imprigionati e spediti nel castello di Viségrad.
Il re entrò a Napoli preceduto dal drappo nero, spada in pugno, vestito con una lunga tunica di sciamilo rosso costellato di perle, non nascondendo le sue intenzioni bellicose. I suoi soldati furono, però, scoraggiati dal commettere violenze e saccheggi per la ferma reazione dei Napoletani, che minacciarono di sollevarsi.
Giustiziò con feroci supplizi i responsabili sopravvissuti dell'uccisione del fratello, e si guadagnò l'alleanza di potenti baroni, tra i quali Sanseverino e Raimondo del Balzo a cui furono riconfermati i propri feudi. Lasciati nella città numerosi soldati, si diresse verso la Puglia.

Notizie preoccupanti giungevano, infatti, dalla terra natale circa la ripresa delle ostilità con i Veneziani, ma anche per l'infuriare della terribile peste nera, che ridusse di almeno un terzo le popolazioni europee. Il morbo fu devastante anche a Napoli, che vide la sua popolazione decimata.
L'Ungherese, per vendicarsi dell'atteggiamento di Bertrando de Beaux, considerato da lui giudice iniquo nel processo contro gli assassini del fratello, arrivò nelle terre di quest'ultimo, ad Andria. Inutilmente la cittadina si difese: fu posta a ferro e fuoco. Le donne furono stuprate in massa e gli uomini torturati con tenaglie incandescenti, sino a confessare dove avessero nascosti i loro beni. Luigi giunse persino a violare un convento di suore per rapire una monaca, sorella di Bertrando de Beaux.
Le sue intenzioni sulla donna non ebbero successo poiché la malcapitata, imprigionata nel castello di Melfi, riuscì a fuggire.

L'Ungherese arrivò alle porte di Bari e i cittadini di questa città, per non subire la stessa sorte di Andria, invitarono il re a porgere omaggio alle sacre reliquie di san Nicola, al quale la famiglia angioina era particolarmente devota, e accettarono - per non rischiare la confisca dei beni se non avessero deposto le armi - la sua signoria. Luigi, successivamente, alla chetichella, prese il largo da Manfredonia, facendo vela verso l'Ungheria, affidando il comando delle sue truppe in Puglia a Stefano, voivoda (una sorta di governatore) di Transilvania.

Giovanna I giunse ad Avignone nel momento in cui si seppellivano, per la peste, migliala di morti, e si sottopose al giudizio del collegio cardinalizio per la morte di Andrea. Uscì trionfalmente assolta da tutte le accuse di regicidio, perché non furono riscontrate prove a suo carico.
La regina napoletana cedette Avignone a Clemente VI per ottantamila fiorini d'oro, forse come segno di riconoscenza per l'assoluzione ricevuta dal collegio cardinalizio, forse per ottenere la necessaria dispensa papale in modo da legittimare spiritualmente il suo matrimonio con Ludovico, al quale fu costretta, per volontà papale, a riconoscere il diritto di compartecipare al governo del regno.

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Copyright(c) . Created: Saturday 4 August 2001 Updated: Saturday 7 July 2007 at 20.05.32