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Alcune note :
Benvenuti nel sito di Pino Gadaleta. L' obiettivo del sito e' quello tra l' altro di avere informazioni sul ceppo Gadaleta e di passare ai posteri alcune informazioni in mio possesso, dopo accurate analisi di ricerca sulla storia del medioevo in Puglia e in particolar modo nella Provincia di Bari, la mia citta' ........
Tutto qui. Spero di aver fatto un buon lavoro (non ancora finito ...).
Commenti sono ben accetti.

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Dalle terre della Normandia, intomo all'anno
1000, una famiglia di abili e feroci guerrieri, i
Drengot, arruolati come soldati mercenari dal principe di Salerno Guaimaro IV, scesero nel Sud dell'Italia sottomettendo le popolazioni locali, predandole dei loro averi, distruggendo gli indifesi sobborghi, scacciando dalle città i deboli dominatori bizantini.
Rapidamente, grazie alle imprese del primo conte di Puglia, Guglielmo Braccio di Ferro e di Roberto
il Guiscardo, conquistarono i territori del Mezzogiorno, divenendone astuti dominatori, innalzando castelli e poderose torri allo scopo di controllare le
popolazioni sottomesse; osarono mettersi contro papa
Leone IX che fu sconfitto e fatto prigioniero, a Civitate
nel 1053.
I Normanni, oltre ad essere audaci guerrieri, si
dimostrarono abili diplomatici. Liberarono, infatti,
subito il pontefice, invocando il suo perdono dichiarandosi suoi fedeli vassalli. Più tardi, nel 1130,
Ruggero II fondò il regno di Sicilia.
Costanza d'Altavilla, ultima normanna erede del
regno di Sicilia, sposò lo svevo Enrico VI, figlio di
Federico Barbarossa. Dalla loro unione nacque a Jesi, nel 1194, in una tenda di un accampamento
militare, Federico II.
Raggiunta la maggiore età, Federico ereditò il
regno e l'impero. Fu un accorto amministratore,
consolidò il regno soffocando le ribellioni dei baroni
e impedendo qualsiasi moto autonomistico delle
città meridionali. In Sicilia, ridusse all'obbedienza
i Saraceni e li deportò in massa nella colonia agricolo-militare di Lucera, a pochi chilometri da Foggia. Teorizzò, per primo, il diritto della monarchia
assoluta e centralizzata dettando le Constitutiones
di Melfi, nel 1231.
L'ambizione dello Svevo era di estendere il suo
dominio dall'Italia meridionale a tutta la penisola
per congiungerla con l'Impero. Per questo motivo
Federico II entrò in conflitto con la politica del papa;
inoltre, voleva affrancarsi dal suo vassallaggio, al
quale era tenuto in base agli accordi stipulati dalla
madre. Arrivò sino al punto di catturare i cardinali
che attraversavano il Tirreno, dalla Francia, per
recarsi al Concilio convocato dal papa allo scopo
di condannare il suo atteggiamento nei confronti
della Chiesa.
Ma i suoi desideri naufragarono. Papa Innocenzo
IV, eletto dopo due anni di vacanza del soglio pontificio, come primo atto del suo pontificato gli comminò una scomunica e lo depose nel 1245.
Cinque anni più tardi, il 13 dicembre, Federico
II, circondato dai suoi fedelissimi guerrieri saraceni,
mori' a Castelfiorentino; la leggenda vuole che la
sua morte fosse stata causata da una cena con un
piatto di pere cotte, forse avvelenate. Appena in
tempo era riuscito a legittimare uno dei suoi figli
naturali, Manfredi, che in qualità di principe di
Taranto, fu nominato reggente del regno al posto
del fratellastro Corrado IV, che curava in Germania
gli interessi della famiglia Hohenstaufen.
Manfredi, il biondo re, colto e di gentile aspetto,
tentò una riappacificazione con Innocenzo IV chiedendogli la corona in cambio del riconoscimento
dell'alta sovranità del papato sul regno siciliano. Il
pontefice parve convincersi e lo nominò Vicario
pontifìcio, ma si premurò di inviare, nel contempo,
le sue truppe nell'Italia meridionale per controllare
da vicino lo Svevo.
A Palermo, Manfredi fu incoronato Re di Sicilia
e, subito dopo, il nuovo papa Urbano IV, diffidando
di Manfredi, esortò Luigi IX di Francia affinchè consentisse che il fratello, Carlo I d'Angiò, recuperasse
al papato il Mezzogiorno d'Italia, e nel contempo
avviò un'azione diplomatica tendente ad isolare
Manfredi dai suoi alleati. Fu Clemente IV, papa
francese, a portare a compimento l'operazione e ad
investire del regno Carlo I d'Angiò, il quale, grazie
ai finanziamenti di potenti banchieri, per lo più
fiorentini, armò un potente esercito che sconfisse
quello di Manfredi, a Benevento, il 26 febbraio del
1266. Le spoglie dello Svevo, ucciso sulle rive del
fiume Calore, furono lasciate insepolte per ordine
del papa.
Corradino di Svevia, figlio di Corrado e legittimo
erede del regno, non rimase indifferente alle sorti
del regno di Sicilia. Appena sedicenne scese con
il suo esercito, ma fu sconfitto a Tagliacozzo, in
Abruzzo.
Avventurosamente si rifugiò nel castello di
Astura, nei pressi di Viterbo, ma venne tradito dal
castellano, un certo Giovanni Frangipane, che lo
consegnò all'arrogante e crudele sovrano angioino.
Clemente V fu. investito della sorte del giovanissimo re svevo; pare che agli ambasciatori di Carlo
I che gli chiedevano il destino riservato al giovane,
il papa rispose: "Non voglio vendetta, ma giustizia".
Corradino, trascinato nella piazza del Mercato, a
Napoli, in nome della giustizia fu decapitato. Finiva, cosi, la dominazione degli Svevi ed iniziava, per
l'Italia meridionale, quella degli Angioini.
Carlo I stabili' la sua corte a Napoli (una sede che
gli consentiva di essere più vicino, attraverso il
Tirreno ai suoi possedimenti in Provenza), confermò e consolidò il sistema amministrativo del Mezzogiorno messo a punto dai precedenti dominatori,
lasciando inalterata la pressione fiscale per far fronte ai debiti contratti con i banchieri per la sua
impresa militare e al censo annuale dovuto al papa
di sessantamila once d'oro. Gli andò male solo in
Sicilia. L'isola era rivendicata dagli Aragonesi
spagnoli, parenti degli Hohenstaufen. Il lunedì di
Pasqua, nel marzo del 1282 alcuni soldati provenzali
del cavaliere Giovanni di Saint Remy si presentarono, poco prima del vespro, alla festa nuziale di
Ninfa, una giovane e bella palermitana. I soldati
tentarono approcci e avances verso le ragazze presenti alla festa fin troppo audaci e sgradevoli. Duetto
si mostrò il più intollerante di tutti, e con la scusa
di controllare se Ninfa celasse sotto gli abiti delle
armi, le palpò il seno. Un giovane siciliano reagì
alla provocazione e pugnalò a morte Duetto: la festa
si trasformò in una sanguinosa rissa tra soldati
angioini e convitati. I cittadini di Palermo, che già
mal sopportavano i nuovi dominatori, insorsero e
la rivolta dilagò nel resto della Sicilia. La ribellione,
incoraggiata dagli Aragonesi e passata alla storia
come i Vespri Siciliani, ebbe successo e "la mala
segnoria" degli Angioini, al grido "mora, mora!" fu
cacciata dall'isola.
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